La derapata.

Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo indiscrezioni di stampa, avrebbe battezzato, teorizzandola, la manovra comunicativa che ha effettuato mercoledì alla Camera dei deputati.

Meloni, citando e criticando il Manifesto di Ventotene, base ideologica dell’europeismo, ha scatenato le critiche furibonde dell’opposizione, ottenendo però così il risultato di sviare l’attenzione e il dibattito dalle spaccature interne alla maggioranza di governo sulle scelte per l’eventuale riarmo dei paesi europei per fronteggiare la minaccia di Putin e sostenere l’Ucraina attaccata dai russi. Uno schiaffone improvviso (politicamente decontestualizzato, poco accorto, decisamente strumentale) che ha provocato l’insorgere del centrosinistra e focalizzato l’attenzione di tutta l’opinione pubblica italiana.

Meloni come Bannon? Manifesto di Ventotene, strategia comunicativa per sviare l'attenzione

Meloni: quando si è in difficoltà meglio spostare il dibattito su altro

La derapata, avrebbe spiegato Meloni ai suoi, è una manovra studiata a tavolino: quando si è in difficoltà è meglio spostare l’attenzione – e quindi il dibattito – all’improvviso su qualcos’altro. È, insomma, un’arma mediatica di distrazione di massa.

Così, nella baraonda di un emiciclo scosso da emozioni forti e contestazioni vivacissime, si è vista una Meloni sprezzante, che resta impassibile con la faccia soddisfatta a osservare il caos che si muove intorno a lei. Già. Perché i riflettori si sono spostati sul suo attacco al Manifesto di Ventotene, mentre la debolezza del governo, le sue divisioni e le sue incertezze, di fronte alla situazione internazionale, vengono messe da parte. Pericolo scampato, con un altro capolavoro di comunicazione meloniana a segno: 6-0, 6-0.

Il suo elettorato ride sotto i baffi nel vedere l’opposizione cadere con tutte le scarpe nell’agguato/affronto, e nessuno si prenderà mai la briga di leggere per intero quel documento (o le decine di saggi successivi che lo commentano e ne fissano i principi), redatto da eroici patrioti sbattuti al confino dalla dittatura fascista. Nessuno, nella lotta forsennata all’ultimo tweet, perderà nemmeno dieci minuti a studiare vecchie pagine, per vedere se Meloni ha qualche buon argomento o si è solo mossa per evitare di essere messa alle strette, costretta ad arrampicarsi sugli specchi per giustificare un Salvini scatenato nel superarla a destra sulla strada di Washington.

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Similitudini tra la derapata di Meloni e la tattica di Bannon e Trump?

A proposito di Casa Bianca, la derapata della leader di Fratelli d’Italia presenta delle similitudini con la tattica mediatica di Steve Bannon, che sta alla base dell’imponente e (apparentemente) caotica azione comunicativa del presidente degli Stati Uniti Donald Trump?

Steve Bannon, figura chiave nella campagna presidenziale di Trump nel 2016 e successivamente nello staff della Casa Bianca, ha esercitato una notevole influenza sui meccanismi di comunicazione politica. Una delle citazioni più emblematiche che gli sono attribuite riguardo alla strategia mediatica è: “Il partito di opposizione sono i media… E i media possono solo – perché sono stupidi e pigri – concentrarsi su una cosa alla volta”. In diverse occasioni, Bannon ha espresso un concetto simile utilizzando la frase “inondare la zona”

La strategia “inondare la zona” consiste nel sopraffare i media con un volume elevato di notizie e informazioni. Il meccanismo previsto è che, presentando simultaneamente molteplici questioni, i media, con la loro capacità limitata, riusciranno a concentrarsi solo su alcune, permettendo ad altre agende di procedere con minore controllo.

Bannon ha sottolineato l’importanza della “velocità di volata” (muzzle velocity), intendendo la necessità di un’offensiva informativa immediata e incessante. Ha anche menzionato l’idea di colpire i media con “tre cose” ogni giorno, aspettandosi che “abbocchino” a una di esse. Questa tattica non si basa solo sulla quantità di informazioni, ma anche sulla creazione di un senso di costante movimento e urgenza, impedendo un’analisi coerente. La strategia si affida implicitamente alla necessità intrinseca dei media di riferire su eventi “notiziabili”, una dinamica che può essere sfruttata generando un flusso continuo di tali eventi.

L’obiettivo primario di questa strategia è impedire che una singola questione o controversia domini il ciclo di notizie per un periodo prolungato. Si mira a ostacolare la formazione di un’opposizione coerente, rendendo difficile per il pubblico e i media elaborare e comprendere le azioni dell’amministrazione. Questo approccio potrebbe consentire all’amministrazione di portare avanti la propria agenda con una minore attenzione da parte del pubblico e dei media su specifiche politiche o eventi.

In definitiva, la strategia cerca di controllare la narrazione dettando gli argomenti di attenzione dei media, influenzando così la percezione pubblica. Inoltre, la tattica ha un potenziale obiettivo secondario: creare un’impressione di cambiamento e attività travolgenti, rafforzando l’immagine di un leader che intraprende azioni decisive.

La tattica di Meloni e l’effetto Ventotene

Nel caso di Giorgia Meloni, la sua critica al Manifesto di Ventotene ha generato una forte reazione da parte dell’opposizione. Questo evento ha catalizzato l’attenzione dei media e del dibattito politico. La tattica di Meloni, in questo senso, potrebbe essere interpretata come un tentativo di creare un “diversivo” mediatico, spostando il focus su un tema ideologico forte e polarizzante come il Manifesto di Ventotene, piuttosto che sulle potenziali fragilità della sua coalizione in merito a questioni di politica estera e difesa. Si è tolta da un crinale difficile, reale, immediato e concreto (il suo equilibrismo incerto verso l’Europa di oggi, stretta tra Putin e Trump) buttando la palla in una tribuna eclatante, tra faccette irritanti e sprezzanti, ideologia, martiri antifascisti e regime del Ventennio: la polemica perfetta.

Questo suo approccio ricorda indubbiamente la strategia di Bannon di “inondare la zona”, creando un evento mediatico dominante che assorbe l’attenzione, rendendo più difficile per i media e l’opinione pubblica concentrarsi su altre aree.

L’effetto di spostamento dell’attenzione dal dibattito su ReArm EU è certamente un elemento che richiama la tattica di Bannon di manipolazione dell’agenda mediatica. Un indubbio successo comunicativo a breve termine, che fornisce ossigeno nel duello interno contro Salvini e in quello esterno sulle impervie scelte internazionali, anche se potrebbe forse affievolirsi a medio termine.

In quel caso, da non escludere, gli attacchi alla memoria di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni (gli autori del Manifesto di Ventotene) potrebbero trasformarsi in una grana politica, con la carenza di senso dello Stato e la gestione ostentatamente partigiana e orientata al consenso del proprio ruolo istituzionale che finirebbero per appesantire Meloni.

Così un capolavoro di comunicazione costruito sul lucidissimo e perfido sentiero di Bannon, per qualche faccetta di troppo, potrebbe finire per ritorcersi contro la Meloni futura. Sempre che, fra qualche manciata di tweet, a qualcuno importi ancora qualcosa di Ventotene e di quei pensatori visionari.

22 marzo 2025


Mauro Tosetto


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